I Kurzhaar Di Bruno Di PInto

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Biografia

È strano come nella vita delle volte il destino , può condurci a seguire una via anziché un'altra .
Nel mio caso tutto iniziò quando da ragazzo conobbi il Sig. Remo . Lui era il mio vicino della porta accanto , in quel palazzo dove vivevo insieme a mia madre . Remo possedeva un’officina di fabbro e tornitore , per l’appunto sotto quel palazzo dove abitavamo in Piazza Dei Consoli a Roma .
Non era facile fare amicizia con lui , perché era molto schivo a dare confidenza . Anzi per dirla in maniera sincera , era molto scontroso e asociale , critico con il mondo intero , dal quale si estraniava , rifugiandosi nella sua grigia officina , dove ci viveva tutto il giorno e gran parte della notte .
Remo aveva una moglie e dei figli , ormai grandi , ma non penso che il rapporto con la famiglia fosse dei migliori . Usava la sua casa solo per mangiare , lavarsi e dormire , il resto della sua vita era dedicata a ben altro . Non sapevo sinceramente dargli una età e mai la chiesi . Il suo fisico era minuto , asciutto , ma molto forte , leggermente curvo , con mani e piedi sproporzionati in grandezza . Teneva avere i capelli e la barba sempre ben rasati , vestiva con gli stessi abiti sia d’inverno che d’estate , una camicia a quadri , un gilet e pantaloni da caccia , calzini e sandali da francescano , non si separava mai dal suo coltello affilato che teneva in un fodero nella cintola .
Non l’ho mai sentito lamentarsi per il troppo caldo e per il troppo freddo o tanto meno per la pioggia .
Viveva le stagioni per quello che erano , viveva la natura e quello che la natura gli offriva .
Il mio incontro con lui , fu del tutto casuale , anche se abitavamo da parecchi anni uno di fronte all’altro . Questo avvenne quando mia madre mi chiese di scendere in officina da lui per saldare una staffa , che sorreggeva il nostro divano letto . Bussai alla porta a vetro più di una volta , ma non ebbi risposta , da fuori non si vedeva nulla e allora abbassai la maniglia ed entrai .
L’officina era grande , occupava tre serrande di negozio di cui due erano quasi sempre abbassate . Tutto era estremamente grigio  là dentro.  Il mio sguardo entrando , si concentrò subito su un soppalco metallico , costruito da Remo , dove con grande stupore vidi alloggiare degli uccelli , per esattezza delle gazze , delle cornacchie , delle taccole , mentre sotto si trovavano accucciati alcuni cani da caccia e un po’ più giù , in penombra , addirittura una volpe , che poi venni a sapere si chiamava Bobbi . Tutti stavano liberi e ogniuno occupava il proprio posto in comune accordo .
Il primo approccio con il Signor Remo fu disastroso , si comportò con me esattamente allo stesso modo che usava comportarsi con tutti gli altri cioè con  in maniere burbera e scontrosa . Mai io non mi arresi , mi interessava troppo quel suo mondo e facendo finta di nulla iniziai a fargli delle domande , che riguardavano quegli animali che avevo visto tutti intorno , ma lui nemmeno mi rispose . Allora spontaneamente chiamai a me i cani , anche se non sapevo i loro nomi e loro si alzarono e vennero festosi come dei cuccioli , venne anche la volpe Bobbi . Lui si adirò molto per questo e li mandò con un comando secco di nuovo al loro posto. In quel momento pensai di aver commesso un grave errore , anche se era stato fatto con estrema naturalezza . Invece notai , che improvvisamente i lineamenti del suo viso si addolcirono , la sua voce cambiò tono e allora pensai , che forse l’avevo conquistato .
Remo mi confessò , la stranezza di quel comportamento affettuoso che i cani avevano avuto nei miei confronti , mi spiegò che lui li aveva addestrati  a non dare confidenza agli estranei , perché cosi facendo , nessuno poteva rubarli . Poi mi presentò tutti i suoi animali con i loro nomi , dicendomi che erano stati presi tutti da piccoli e che ogniuno di loro era stato ammaestrato da lui , per fare un determinato lavoro , per esempio la volpe Bobbi , sapeva sciogliere qualsiasi nodo con la bocca . Ma il suo stupore e interesse aumentò ancora di più nel miei confronti , quando con la stessa disinvoltura di quando avevo chiamato i suoi cani , chiamai con voce dolce Checco e Checca , la coppia di taccole che alloggiavano sul soppalco , loro spiccarono il volo e si posarono una sulla spalla pizzicandomi amorevolmente l’ orecchio e l’altra sul braccio .
Da qual giorno il rapporto tra me e Remo cambiò totalmente . Forse perché in me vedeva quel figlio che avrebbe voluto avere o forse solamente , perché vedeva in me quella predisposizione e la capacità identica alla sua nel comunicare con gli animali , questo non l’ho mai saputo. Quello che sapevo di certo è che in quell’uomo burbero , rozzo , batteva un cuore grande……..
Mi insegnò di tutto e di più . Mi insegnò i poteri della CONCENTRAZIONE e della forza di volontà , il non avere PAURA della natura , ma AMARLA  per poi servirsene . L’erpetologia , l’arte di catturare e maneggiare i serpenti , fino anche a prendere le vipere , senza correre il rischio di essere morsi . L’arte della pesca di notte , nelle ormai scomparse paludi della valle dell’Aniene , pescando trote Fario . La caccia con il cane e come addestrarli , l’arte dell’ammaestramento e tant’altro , fu per me un grande MAESTRO .
Quando poi , quella notte , il suo corpo privo di vita si accasciò sul pavimento dell’officina , circondato dai suoi animali , che guardavano  incuriositi quella strana immobilità …..così lo trovarono al mattino .
Io improvvisamente capii  qual’era stato il mio destino e la strada che avrei dovuto percorrere , sfruttando le mie doti e tutto quello che lui mi aveva in quegli anni insegnato .
Così feci , fino a far diventare questa una professione , LA MIA PROFESSIONE .   

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